Un’antica terracotta che racconta la devozione dei contadini
La chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate, nel centro storico di Pianella, custodisce uno dei tesori artistici del paese: la statua di Sancta Maria ad Nives, la Madonna della Neve, splendida terracotta policroma datata 1531 riposta nella nicchia che si apre sul lato destro. Realizzata per essere esposta nella chiesa a lei intitolata, ora non più esistente, fu spostata in diversi altri edifici sacri del paese prima di trovare qui la sua collocazione definitiva.
La scultura raffigura la Madonna in posizione rigidamente frontale con il Bambino benedicente sdraiato sulle ginocchia, seduta su una sedia del tipo toscano detto savonarola poggiata su un’ampia base dove troviamo incisa la datazione e il nome dell’autore: A.D. 1531 TROIANUS DE GIPTIIS DE CASTRO MONTIS.
L’opera è conservata integra nel modellato, inclusa l’aureola del Bambino, difficile da trovare ancora intatta in sculture di quest’epoca, mentre il rivestimento policromo è frutto di una ridipintura più recente, la cui vivacità di colori ha probabilmente poco a che vedere con quelle che dovevano essere le tinte originali.
Il gruppo scultoreo rientra a pieno titolo nella categoria della Madonna adorante il Bambino, molto in voga in Abruzzo a partire dalla seconda metà del Quattrocento, tipologia statuaria che si caratterizza per l’impianto piramidale e per la posizione e l’atteggiamento delle figure: composto quello della Madre, vivace quello del Bambino.
Il titolo di Madonna della Neve attribuito alla Vergine risale al pontificato di papa Liberio (352-366), quando secondo la tradizione ella apparve in sogno a un patrizio di nome Giovanni chiedendogli di erigere un edificio sacro a lei dedicato nel luogo che sarebbe stato miracolosamente indicato sull’Esquilino. Giovanni chiese udienza al papa per raccontare il sogno e insieme si recarono sul colle stabilito. Era la mattina del 5 agosto e una fitta nevicata in piena estate coprì la porzione di terreno che sarebbe stata l’area della chiesa, alla quale in seguito fu dato il titolo di basilica e chiamata Santa Maria Maggiore, perché la più grande chiesa della cristianità consacrata alla Madonna.
Il suo culto si diffuse velocemente in tutta Europa e ovunque vennero fondate chiese con questa intitolazione, soprattutto in località dove l’agricoltura era l’attività produttiva prevalente. Questo perché in lei il ceto dei contadini aveva trovato chi poteva metterli al riparo dai capricci e dalle intemperanze del tempo meteorologico, che da sempre minaccia colture e piantagioni: se la Madonna era stata capace di far nevicare in agosto certamente poteva allontanare grandinate e siccità. Un paese agricolo come Pianella non poteva perciò esimersi dal dedicarle una chiesa e dal far realizzare una statua presso la quale andare a pregare per chiedere un tempo che favorisse un raccolto abbondante.
Questa Madonna della Neve è un’opera d’arte squisitamente popolare: realizzata per la gente comune e con il gusto della gente comune, cioè di quei contadini che affrontavano la vita con fede, ma ben consci delle difficoltà e delle amarezze che essa inevitabilmente riserva. Il viso della Madonna è per questo vero, autentico: non ha nulla di algido o di superiore. La Madonna di Pianella ha l’aspetto di una donna comune, con la quale era facile, per le persone semplici che andavano a pregarla, entrare in relazione.
Commuove profondamente il velo di tristezza sul suo volto, con gli occhi socchiusi che guardano in basso, un contegno che appare antitetico rispetto alla vivace giocosità del Bambino. Ma se il piccolo Gesù è ancora incosciente di quello che sarà il suo futuro, Maria già conosce il destino del figlio e questo le impedisce di gioire fino in fondo della bellezza di essere madre.
