La Donazione di Costantino

Un dipinto simbolo del legame tra fede, arte e potere

La chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate custodisce una pittura molto particolare, poco studiata e poco valorizzata, eppure davvero sorprendente. È la pala d’altare dell’ultima cappella sul lato destro della chiesa, dedicata al patrono San Silvestro Papa, e rappresenta l’imperatore Costantino che, dopo la vittoria nella battaglia di Ponte Milvio (combattuta contro Massenzio il 28 ottobre 312), attribuita a un miracoloso intervento divino, si reca dinanzi al pontefice per riconoscere il primato del potere papale su quello imperiale.

Il dipinto è opera del pittore pianellese Salvatore Di Rocco, un artista formatosi nell’ambiente accademico romano e vissuto tra la seconda metà del Settecento e la prima dell’Ottocento.

In realtà la scena che qui diventa la rappresentazione del momento della cosiddetta Donazione di Costantino è la riproduzione, con gli adattamenti del caso, dell’importante dipinto che ha come soggetto La Messa di San Basilio, commissionato da papa Benedetto XIV al pittore francese Pierre Subleyras per la basilica di San Pietro.

La Messa di San Basilio è un tema assai raro, probabilmente perché si tratta di una storia complessa da raccontare figurativamente: in essa si narra che l’imperatore Valente, estremamente deluso e demoralizzato perché Basilio, uno dei quattro padri della chiesa, continuava a celebrare la messa completamente incurante dei doni che egli aveva portato, costernato per la sdegnosa indifferenza del santo dinanzi alle ricchezze terrene, svenne fra le sue guardie nel momento della consacrazione.

La scopertura del dipinto avvenne a San Pietro il 16 gennaio 1748 tra l’entusiasmo e l’ammirazione generale per la forza monumentale e la raffinatezza degli accordi cromatici. Nel 1752 fu spostato nella basilica di Santa Maria degli Angeli, dove si trova tutt’ora.

L’opera fu ammirata e studiata da molti per la sua iconografia particolarmente ricercata, elegante e, soprattutto, inedita: non si era mai vista una composizione scenica del genere, con una così perfetta compenetrazione tra le figure dei personaggi e gli apparati architettonici. Tra coloro che ne furono colpiti ci fu certamente anche il nostro Salvatore Di Rocco che, tornato a Pianella dopo gli studi a Roma, la usò come modello per la pala d’altare commissionatagli per adornare il ricco altare del patrono.

Nella parte sinistra il dipinto pianellese riproduce con fedeltà quasi assoluta il modello, con le due grandi colonne, il pesante tendaggio che scende dall’alto, i due angioletti volteggianti e i personaggi che stanno intorno a San Silvestro, che sostituisce Basilio. Mentre l’opera di Subleyras si svolge all’interno durante la celebrazione di una messa, qui siamo all’esterno di una grande chiesa, con il papa che riceve da Costantino la notizia della vittoria e per questo si rivolge al cielo con atteggiamento orante. L’imperatore, al contrario di Valente che nel primo dipinto si accascia tra i suoi soldati, è proteso in avanti come se accennasse un inchino, tiene lo scettro, simbolo del suo potere temporale, rivolto verso il basso e si porta una mano sul cuore in segno di profonda gratitudine.

Sullo sfondo, intorno a un massiccio torrione, ci sono le truppe reduci dalla battaglia, con gli stendardi bianchi sui quali campeggia l’insegna della croce, come aveva comandato all’imperatore il Cristo apparsogli in sogno: “In hoc signo vinces”.

Così questa pala d’altare è particolarmente preziosa in un contesto provinciale quale quello pianellese, non solo per la finezza dell’esecuzione e la padronanza decorativa, ma anche per essere prova della grande apertura culturale dell’artista, che usa un modello di grande autorevolezza e dalla composizione scenica estremamente complessa.