Tra ulivi e tradizione
“Le Vie dell’Olio” è un itinerario turistico ad anello lungo circa 10 chilometri che attraversa campagne e uliveti, portandoci alla scoperta del territorio più rurale di Pianella. Il percorso si sviluppa interamente su strade asfaltate e può essere percorso a piedi, in bicicletta oppure in automobile.
Punto di partenza è il grande cedro che svetta proprio sotto piazza dei Vestini, piantato nel 1954 dall’abitante della casa subito dietro di esso in occasione della nascita del figlio, lo stesso che ora è titolare dell’officina di gommista situata nei locali a piano terra. In occasione delle festività natalizie il cedro, ormai diventato un simbolo del paese, addobbato con luminarie, diventa l’Albero di Natale più grande d’Abruzzo.
L’adiacente complesso conventuale della Madonna del Carmine, al momento purtroppo abbandonato e pericolante, fondato nel 1571 all’arrivo dei Padri Carmelitani in paese, fu ingrandito e arricchito da opere d’arte alla fine del Seicento. È fin da allora (tranne durante il periodo della soppressione degli ordini religiosi, nell’Ottocento) che i carmelitani sono i titolari della parrocchia di Pianella.
Iniziamo il nostro percorso imboccando via Rieti, che presenta un primo tratto in discesa percorrendo il quale si vede, sulla collina di fronte, il paese di Moscufo. Attraversata una zona di case nuove e dopo aver oltrepassato a sinistra l’asilo di Pianella, giungiamo presso un incrocio dove giriamo a sinistra su via Fontanoli, che segna in maniera definitiva il passaggio tra la zona urbana e l’aperta campagna.
Proseguiamo per diverse centinaia di metri sulla strada, ora diventata più stretta, costeggiando a sinistra una piccola valle pianeggiante sulla quale incontriamo, tra le rade abitazioni, alcuni frutteti e i primi uliveti della nostra escursione. Giunti presso una biforcazione abbandoniamo via Fontanoli, che prosegue sulla sinistra con una forte discesa, e imbocchiamo a destra via Garofalo, in primavera luogo ricco di ottimi asparagi, che prosegue immersa tra due cortine di querce, alcune delle quali molto giovani, a indicare una recente rinaturalizzazione del territorio che sta cancellando gli eccessi dell’antropizzazione di fine Novecento. Se a destra abbiamo una scarpata non particolarmente alta, a sinistra lo spazio si apre e ci consente di ammirare le belle colline coperte di uliveti che caratterizzano questo territorio. La cultivarlargamente più diffusa è la dritta, con una presenza minoritaria del leccino e qualche pianta isolata di altre varietà. Dritta e leccino si caratterizzano entrambi per il bel tronco massiccio dal colore quasi grigio e si differenziano per la forma delle foglie (tondeggianti le prime, più strette e a punta quelle del leccino).
La via a un certo punto prende a scendere abbastanza ripidamente per poi riprendere quota subito dopo essere arrivati alla base della collina, sempre immersi nel medesimo scenario agreste, e proprio durante la salita curviamo a sinistra continuando a seguire via Garofalo, senza curarci della strada che continua diritta, destinata a terminare nella corte di un’abitazione dopo poche decine di metri.
Continuiamo a salire sempre più immersi nella bella campagna, con gli uliveti ora molto vicini che ci rivelano i loro dettagli. L’ulivo è un albero sempreverde, le cui foglie sono verde scuro nella parte superiore e argentee in quella inferiore, cromatismi che rendono sempre spettacolare, in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo, ammirare le colline di Pianella: visti da lontano il verde scuro e l’argento degli alberi si mescolano e risultano indistinguibili, creando distese brillanti di un colore nuovo che diventano cangianti quando sono percorse dal vento. In particolar modo nelle notti estive, quando riflettono la luce della luna piena, avvolti dallo scintillio delle lucciole e percorsi dai suoni di cicale, rane e gufi, gli immensi uliveti pianellesi offrono uno spettacolo indimenticabile, capace di mettere qualsiasi anima in pace con il mondo. Non sappiamo quando questa coltivazione sia stata introdotta nel territorio: alcuni sostengono fu opera dei benedettini, quando durante il Medio Evo fondarono nella zona diversi insediamenti monastici, ma in un’area naturalmente vocata a questa coltura è più probabile essa fosse già diffusa in epoca romana, se non addirittura italica.
Continuiamo la salita fino a una curva a sinistra posta appena prima di un gruppo di case e, una volta arrivati qui, voltiamoci indietro per guardare il panorama: da nord a sud vediamo prima il Monte Picca con il valico di Rocca Tagliata e a seguire le Gole di Popoli, il massiccio del Morrone in tutta la sua lunghezza e la grande mole della Maiella.
Le case rurali sparse che troviamo ai lati della strada rivelano ancora, sotto architetture moderne, strutture risalenti almeno all’inizio del Novecento: lo notiamo a piano terra dalle lunghe finestre rettangolari poste molto in alto, caratteristiche dei locali che ospitavano le stalle dei bovini, dalle scale esterne che conducono al primo piano e dagli ampi terrazzi posti alle estremità longitudinali dell’edificio. Sulla sinistra del nostro percorso troviamo una di queste abitazioni in particolare, che conserva la balconata realizzata alla maniera antica, con mattoni cotti forati a forma di parallelepipedo posti con la parte dei setti rivolta all’esterno.
Avvicinandoci alla fine di via Garofalo iniziamo a scorgere dinanzi a noi il Monte Camicia, una delle montagne più alte del massiccio del Gran Sasso, e giungiamo infine all’incrocio con via Colle degli Uomini Morti, da dove vediamo sulla destra il boschetto di Moscufo e dinanzi a noi il centro storico di Loreto Aprutino posto oltre la vallata del Tavo, che si trova proprio sotto di noi.
Proprio qui, al tempo delle scorrerie saracene, molto frequenti tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, sarebbe avvenuto un violentissimo combattimento tra gli abitanti del luogo e i pirati berberi che, sbarcati alla foce del Tavo, si erano addentrati nella vallata per dilagarvi in cerca di bottino e prigionieri da vendere come schiavi nei mercati del Nord Africa e del Mediterraneo Orientale. I pianellesi, per bloccare la loro avanzata impedendo ai pirati di giungere in paese, si erano attestati su quest’altura fortificandola e si erano messi ad aspettarli. Quando l’orda saracena risalita dalla sottostante Valle del Tavo giunse su questa collina vi trovò una resistenza invalicabile: essi furono sterminati fino all’ultimo uomo e i loro corpi furono lasciati senza sepoltura, accatastati a decine l’uno sull’altro sulla cima di questo rilievo che da allora prese il nome di Colle degli Uomini Morti. L’antica tradizione di questo scontro fu confermata da una campagna di scavi archeologici effettuata nella seconda metà dell’Ottocento, durante la quale si rinvenne un considerevole numero di ossa umane.
Voltiamo a sinistra, superiamo una piccola chiesa campestre sulla destra e continuiamo il percorso che, seppure la salita sia molto leggera, ci porta abbastanza in alto da farci ammirare sulla sinistra un panorama impagabile sulle colline coltivate a uliveti e vigneti al centro del quale vediamo il paese di Pianella, mentre sullo sfondo domina la scena la Maiella. Superiamo un gruppo di case e a una biforcazione poco più avanti scendiamo sulla destra, continuando a seguire la strada principale. Facciamo un’ampia curva a destra, sempre immersi nel meraviglioso paesaggio bucolico, e poco oltre giungiamo all’incrocio con via San Pantaleone, un altro partono di Pianella, medico vissuto tra III e IV secolo. Qui giriamo a destra, in direzione Loreto Aprutino, e dopo pochissimo voltiamo a sinistra su Via San Desiderio. Dopo l’iniziale salita la strada torna in piano e costeggia uliveti e belle abitazioni, per poi tornare a farsi leggermente movimentata con alcune curve e piccoli dislivelli, fino a quando giriamo a sinistra su via Vicenne, toponimo molto diffuso in Abruzzo, che ancora dopo tanti secoli continua a indicare le campagne dove si praticava la rotazione delle colture, con l’avvicendamento tra le diverse specie agrarie, per evitare l’impoverimento del suolo.
Poco dopo arriviamo su via Ancona, dove inizia l’ultimo tratto delle Vie dell’Olio, che coincide con la parte terminale anche delle Vie dei Laghi, l’altro itinerario turistico pianellese. La strada prosegue pressoché rettilinea fino a una curva a destra subito seguita da una a sinistra che si apre su un altro bel panorama. Tra le due curve c’è la via d’accesso a un’abitazione e proprio qui vediamo una delle costruzioni più particolari di tutto il territorio, pressoché a forma di cubo e con il tetto a spiovente, senza aperture di nessun tipo a parte quella d’ingresso e una piccolissima finestrella sul lato destro. Sebbene la struttura non sia mai stata studiata essa è certamente medievale, risalente al massimo al XIV secolo, ma probabilmente addirittura precedente. Lo capiamo dal fatto che è stata edificata con pietre di fiume assemblate insieme a mattoni cotti, ma anche osservando questi ultimi, molto sottili come venivano modellati fino al Trecento, e anche perché non ci sono vere e proprie finestre, che i costruttori medievali non erano in grado di realizzare senza mettere a rischio la stabilità dell’intero fabbricato. Non sappiamo quale fosse la sua funzione originaria ma certo oggi, nonostante la saracinesca, la grondaia in alluminio e gli interventi in cemento sotto il tetto, questa è la rarissima sopravvivenza edilizia di un’epoca lontana, tra l’altro inserita in un contesto paesaggistico spettacolare.
Seguiamo la strada ora in discesa, per un tratto in mezzo a due cortine di giovani querce, superiamo un fosso e saliamo la collina di fronte fino a giungere nei pressi di Santa Maria Allungo, detta anche della Madonna delle Grazie, chiesa di origine campestre poi usata dai marchesi Sabucchi come cappella cimiteriale. Qui giriamo a sinistra e superiamo, sempre sulla sinistra, prima i ruderi della chiesa di San Nicola, la cui esistenza è documentata fin dal Trecento ma che oggi presenta una facciata del XVI secolo, e poi Santa Maria Maggiore, per tornare infine sotto il grande cedro dal quale eravamo partiti, che segna anche la conclusione del nostro itinerario.