I Diavoli Rossi
Su via Villa De Felici, proprio dinanzi all’edificio scolastico, c’è una bella fontana moderna dall’acqua sonoramente zampillante dedicata a un indimenticato gruppo di uomini che, con i loro strumenti musicali, tra la metà dell’Ottocento e la Belle Époque scrissero una delle pagine più belle della storia locale: la banda dei Diavoli Rossi, che portò il nome di Pianella in tutta Italia e anche oltre. Ancor oggi il legame che unisce il paese alla sua storica compagine musicale è così orgogliosamente forte e intenso che non si può raccontare di Pianella senza narrare le loro gesta.
La livrea scarlatta che li caratterizzava, secondo alcuni omaggio a una mai veramente provata visita pianellese del generale Garibaldi, serviva ad assicurare una grande visibilità alla banda, rendendola immediatamente riconoscibile e inconfondibile in mezzo alle altre durante le competizioni musicali.
Le prime notizie sui Diavoli Rossi risalgono al 1863, ma la svolta ci fu nel 1865, quando da Gessopalena giunse il maestro Luigi Marchetti, talentuoso compositore di musica da banda, per assumere il ruolo di direttore di quella Scuola Musicale cittadina che fu la fucina dei giovani talenti che divennero gli artefici del successo degli anni seguenti.
All’epoca il ruolo delle bande musicali non si limitava solo all’esecuzione di brani, ma esse svolgevano un importante compito culturale e anche educativo, dato che erano l’unico mezzo attraverso il quale le persone comuni potevano ascoltare musica. Per i paesi era importante avere musicanti che vincevano competizioni e fossero richiesti anche oltre la zona d’appartenenza, perché attraverso loro crescevano il prestigio e l’orgoglio della comunità.
Nel caso di Pianella tutti parteciparono alla costruzione del grande successo dei Diavoli Rossi, da nobili e politici a professionisti come notai, medici e avvocati, fino alla ricca borghesia rurale, ma anche il ceto popolare e artigiano: ben 157 pianellesi contribuirono economicamente alla fondazione della banda. Così come anche a suonare erano proprio tutti: nella loro vita comune le star della banda di Pianella erano agricoltori, ciabattini, fabbri, che si ritrovarono a Roma, Firenze, Milano, Berlino, ovunque accolti da scroscianti applausi.
Nel 1872 la Banda Musicale di Pianella si trasformò addirittura in ente con finalità pubbliche e iniziò il periodo dei grandi successi: furono ottenuti numerosi riconoscimenti e onorificenze, medaglie d’oro, d’argento e diplomi. Molti furono i giudizi lusinghieri e di ammirazione da parte dei critici musicali dell’epoca, che anche sulla stampa nazionale sottolineavano la bravura dei bandisti abruzzesi.
Molto del merito fu del Maestro Direttore (o Capo-banda, come pure si diceva) Luigi Marchetti, che riuscì a infondere ai Diavoli Rossi un’inconfondibile identità artistica. La sua abilità fu quella di armonizzare e intrecciare le voci di strumenti diversi in modo da ottenere un effetto di unitarietà formale e sonora. La banda dei Diavoli Rossi sembrava così un’orchestra e fu capace di inserire nel proprio repertorio anche brani sinfonici. Marchetti ebbe poi l’onore di essere celebrato perfino a New York, con un grande concerto nel quale furono eseguite le sue musiche. Si spense a Pianella nel 1902, nella sua casa in una piazzetta del centro storico oggi a lui intitolata. La fine della banda giunse con la I Guerra Mondiale, con diversi dei suoi musicanti che persero la vita nel conflitto. Nel 1918 tutto era profondamente cambiato e i Diavoli Rossi non si ricostituirono mai.
Essi uscirono così dalla storia per entrare nella leggenda, simbolo di un’epoca irripetibile nella quale il paese conobbe anche un grande progresso economico e sociale. Anche Gabriele D’Annunzio, che la sentì suonare, rimase profondamente colpito da quella che fu la miglior banda musicale d’Abruzzo e sempre annoverata tra le prime d’Italia, il cui ricordo fa ancor oggi vibrare d’orgoglio il cuore di ogni pianellese.