Tradizione, gusto e paesaggio fertile
Dal Territorio alla Tavola
La ricca e fertile terra di Pianella è da sempre conosciuta per le sue produzioni agricole di qualità, che hanno sempre assicurato ricchezza e benessere ai suoi abitanti. Ancor oggi i prodotti tipici e la cucina sono espressione di aziende agricole e ristoranti del territorio che svolgono il loro lavoro in continuità con la saggezza contadina e l’arte gastronomica tradizionale, rappresentando per tutta la comunità un tesoro da salvaguardare ed esibire con orgoglio.
Protagonista assoluto delle coltivazioni locali è l’olivo, con decine di migliaia di alberi che coprono a perdita d’occhio le colline pianellesi e quelle dei comuni limitrofi. Dai frutti di queste sterminate piantagioni si ricava l’olio DOP di grandissima qualità denominato “Aprutino-Pescarese”. Le cultivar diffuse sul territorio sono principalmente due, la dritta e il leccino, entrambe caratterizzate dall’odore fruttato, mentre il sapore dell’olio ricavato dalla prima varietà è erbaceo arricchito da note di carciofo e quello della seconda ha sentori di mandorla e pomodoro. Poiché nella quasi totalità dei casi le due varietà d’olivo sono piantate insieme, spesso l’olio pianellese è una miscela delle due cultivar, con bouquetprofumatissimi e incredibili esplosioni di gusto nel palato. A seconda del livello di maturazione raggiunta dal frutto al momento della sua spremitura il colore dell’olio può variare dal verde al giallo, così come nei primi mesi l’altissimo contenuto di polifenoli, potentissimi antiossidanti e antinfiammatori, gli conferisce un sapore amaro e piccante che va attenuandosi con il trascorrere del tempo.
Molto diffusa è anche la coltivazione della vite, nello specifico dei vitigni Montepulciano, Trebbiano, Pecorino e Passerina. Dal primo si ricavano il Montepulciano, dal colore rosso scuro e dal sapore forte e robusto, e il Cerasuolo, rosato dal sapore fresco e stuzzicante; dagli altri tre vitigni si ottengono vini bianchi dalle differenti sfumature di dorato: il Trebbiano dal bouquet delicato caratterizzato da freschezza e acidità, il Pecorino complesso e strutturato, la Passerina fresca e morbida.
Altrove le colline sono seminate a cereali, anche di antiche varietà, le cui farine forniscono ottima materia prima a prestigiosi pastifici locali, mentre l’abbondanza di pozzi, laghetti collinari e rivi rende particolarmente ricca la produzione di verdure e ortaggi, con ottimi pomodori che vengono anche trasformati nelle tradizionali salse in bottiglia o in vasetti di pelati, così come è di grande qualità anche la produzione di sottaceti e sottoli. Sul territorio non mancano poi caseifici, apicoltori e produttori di salumi e arrosticini.
Sulle piane alluvionali della Valle del Tavo, in terreni sabbiosi e ciottolosi poco profondi e poveri di sostanze organiche ma ricchi d’acqua, si produce un fagiolo autoctono con preziose qualità organolettiche, dalla forma quasi perfettamente sferica e di colore bianco: il tondino del Tavo, caratteristico per la buccia sottilissima che ne consente una rapida cottura e una facile digestione.
Nei forni del paese è ancora possibile trovare il buon pane casareccio della tradizione, un tempo fatto nelle famiglie contadine una volta a settimana, solitamente il sabato, mescolando farine di grani duri e teneri, che manteneva a lungo la sua freschezza. Queste pagnotte (in dialetto le fiare) sono molto grandi, solitamente da due chili, ma possono esserne acquistate anche tagliate in pezzi più piccoli.
Una vacanza o anche una semplice gita sul territorio pianellese non può mancare di concludersi con l’acquisto di almeno qualcuna di queste tipicità, per portare a casa i sapori autentici di questa bellissima terra.
Questo prezioso patrimonio di materie prime dà vita a una cultura gastronomica che è ancor oggi patrimonio del retaggio contadino di molte delle famiglie pianellesi. Gusti e sapori che è possibile imparare a conoscere anche nei numerosi ristoranti e trattorie del territorio, fedeli custodi di una cucina saldamente ancorata alla tradizione.
I Salumi
La lonza, in dialetto capelomme, è ricavata dalla lombata del maiale e presenta carne rossa con una venatura di grasso in perfetto equilibrio con la parte magra. Poi c’è il salame tradizionale, di forma cilindrica spesso irregolare e pezzatura variabile, prodotto mescolando carni di suino magre e grasse macinate a grana medio-grozza e impastate subito dopo con sale e pepe, in modo da consentire la loro perfetta omogeneizzazione.
Le salsicce sono di diversi tipi: di carne, fegato e trippa. Le prime possono essere secche oppure conservate sott’olio o sotto strutto e vengono prodotte con l’80% di carne magra e il 20% di grasso, insaccate con molta cura per evitare l’inclusione di aria nell’impasto e infine legate con spago sottile a intervalli di 10/12 centimetri.
Per fare le salsicce di fegato si utilizzano fegato, cuore e polmone di maiale con l’aggiunta di un po’ di carne e grasso, amalgamate con peperoncino, buccia d’arancia, aglio, sale e pepe. Le salsicce di trippa, in dialetto annuia, sono realizzate con lo stomaco e le budella del suino, ben lavati e lessati, poi tagliati a striscioline che vengono mescolate a peperoncino, aglio, semi di finocchio e buccia d’arancia.
Gli Arrosticini
I celebri spiedini di carne di pecora rappresentano uno di cibi più iconici d’Abruzzo e, nati sui pascoli montani, presero a diffondersi dal ceto pastorale al resto della società proprio sulle colline a est del Gran Sasso, quando durante le feste estive scendevano a valle li pecurari che, per integrare le loro scarse finanze, cuocevano gli arrosticini sulla brace e li vendevano per strada.
Sono formati da tocchi di carne ovina con una presenza di grasso pari a circa il 25% dei 20/30 grammi di peso totale, infilati su bastoncini di legno e cotti su brace di quercia o faggio.
La Porchetta
È un altro dei simboli della gastronomia locale e consiste nella lentissima cottura, per almeno sette ore, di un intero maiale dal peso compreso tra gli 80 e i 120 chili completamente disossato.
I pianellesi sono universalmente ritenuti maestri nella complessa preparazione di questa pietanza: la carne viene innanzitutto distesa con moltissima cura, poi strettamente arrotolata e legata intorno a un palo, insaporita con sale, pepe, alloro, rosmarino e aglio a mano a mano che si procede con i giri.
Viene consumata immediatamente dopo la cottura, preferibilmente ancora calda, e il panino abbondantemente farcito di porchetta è il più classico street food abruzzese.
La Pasta
I maccheroni alla chitarra sono il primo piatto per eccellenza: spaghetti freschi a sezione quadrata ottenuti da un impasto di acqua, uova e farina. Il nome “chitarra” viene dal telaio rettangolare di legno sul quale sono fissate corde metalliche distanziate due/tre millimetri usate per tagliare la sfoglia quando questa vi viene pressata sopra con il matterello. I condimenti possono essere di vari tipi e cambiano a seconda della zona, ma quello tradizionalmente più diffuso a Pianella è il sugo con le tre carni (pollo, vitello e maiale), protagonista dei pranzi nei giorni di festa.
Ma la pasta non sempre è con l’uovo: a volte per creare esplosioni di gusto bastano anche soltanto acqua e farina. È il caso delle sagne, pasta tagliata a strisce larghe circa un centimetro e lunghe tre che solitamente si abbina a fagioli, ceci o fave. La pasta viene insaporita con pomodoro fresco a pezzetti, cipolla, sedano, carota, basilico e peperone (sia il dolce ferfellone che il piccante lazzaretto).
Le Pallotte Cace e Ove
Questo piatto è esemplare per rappresentare il genio gastronomico della civiltà contadina tradizionale, che con pochi ingredienti riusciva a ottenere pietanze saporite e nutrienti.
Le pallotte cace e ove sono polpette senza carne, alle quali il gusto viene dato dall’amalgama di uova con formaggi semistagionati vaccini e ovini e mollica di pane. Dapprima le pallotte vanno fritte in olio d’oliva e poi messe a cuocere a fuoco lento, per almeno mezz’ora, in un tegame di coccio dov’è già stata avviata la cottura del sugo di pomodoro.
Le Golosità delle feste
A Natale sono due dolci a caratterizzare il tempo di festa: i cacionetti e i torcinelli. I primi si presentano con una forma simile a quella dei ravioli, fatti con una sottilissima sfoglia di uova e farina riempita con mandorle e miele oppure con ceci, castagne, cioccolata o con la tipica marmellata d’uva detta scrucchiata (nome onomatopeico perché gli acini d’uva usati per farla non vengono privati dei semi, scrocchiando così quando viene mangiata), poi fritta o cotta al forno fino a che diventa estremamente friabile.
I torcinelli sono invece soffici e morbidi bastoncini cilindrici dal colore dorato esternamente e bianco all’interno, lunghi 15/20 centimetri e dalla forma attorcigliata. Si preparano impastando le patate, precedentemente lessate e schiacciate, con uova, zucchero, semi di anice e lievito di birra, poi vengono modellati e fritti in abbondante olio d’oliva. Prima di essere serviti sono abbondantemente spolverati con lo zucchero.
Poi ci sono gli sgaiuzze, tipici del Carnevale, di forma tonda e dal colore dorato all’esterno e più chiari all’interno. L’impasto, fatto con farina tipo 00 e farina di mais mescolate con uova e uva passa, viene fatto riposare per almeno quattro ore, poi con il cucchiaio si prelevano piccole porzioni che vengono fritte in olio d’oliva.
Pasqua è tempo di fiadoni, un involucro di pasta sottile ripieno di diversi tipi di formaggi, tra cui almeno un pecorino, mescolati con uova. Dopo la cottura assumono un bel colore dorato all’esterno, mente all’interno hanno una consistenza spugnosa dal fragrante profumo di formaggio.
La Pizzadolce
La pizza dolce è la torta delle grandi occasioni e delle feste importanti. La base è costituita da pan di Spagna di forma rotonda che, una volta raffreddata e ben asciugata, viene tagliata orizzontalmente in tre strati.
Lo strato inferiore viene bagnato con caffè sul quale è spalmato uno spesso strato di crema al cacao, poi si sovrappone un altro cilindro di pan di Spagna, questa volta bagnato con alchermes e viene inserita una farcitura di crema bianca.
L’ultimo strato di pan di Spagna viene ricoperto con panna e decorato con cioccolata e zuccherini colorati delle grandezze e forme più diverse, con i quali si possono comporre forme, disegni e scritte augurali. Si tratta di uno dei pochi dolci freschi della tradizione che, non potendo essere conservato, doveva essere necessariamente consumato subito.
Questi sono solo alcuni esempi delle tipicità gastronomiche del territorio, tutte legate a ingredienti genuini che venivano trasformati con sapore e cura dalle massaie di un tempo: piatti ricchi di sapore e storia che oggi possono essere riscoperti nei ristoranti pianellesi insieme a tante altre pietanze che per motivi di spazio non abbiamo potuto descrivere nel dettaglio: da pipintune e ove all’insalata di misticanza, dal brodo con il cardone alle pesche, un altro dolce delizioso, dal ciabbotto alle cumbriziune, i grandi biscotti da bagnare nel vino per ritemprarsi dalle fatiche della mietitura. E molto, molto altro ancora, perché le bontà di Pianella sono quasi infinite.



